Tourette

Pubblicato su Neuroscienze con i tag, , , , il Luglio 20, 2008 da j1nz0

Il grande neuropsicologo Aleksandr Lurija in una lettera ad Oliver Sachs definì la sindrome di Tourette come fondamentale per la comprensione della natura umana. Di fatto i pazienti tourettici mostrano una forma di liberazione dal controllo della prassi e del linguaggio che comunemente il cervello effettua sugli individui sani, risultando, per dirla come Jackson, in una serie di stati superpositivi, mediante i quali per certi aspetti alterano realmente la loro natura di uomini. Se da un lato il controllo neuromotorio è disturbato da una serie di tic, il linguaggio presenta fenomeni di coprolalia (la terrificante pulsione a scegliere necessariamente parole volgari, che facciano ridere, attirino attenzione), dall’altro sembra che questi pazienti vivano il tempo e lo spazio in maniera differente rispetto ai sani. Un tourettico può esprimere prestazioni fisiche eccezionali, può gettarsi in una porta girevole di corsa ed evitare di prenderla in faccia. Un tourettico ha sempre la battuta pronta, diventa un esilarante cabarettista in ogni situazione e, travolto da un’ondata di tic, è capace di piazzare la pennellata più creativa e singolare, di azzeccare la combinazione di note più particolare, complessa e assurda, tant’è che nella biografia di Mozart sembra ci siano tratti di tourettismo associati al grande compositore austriaco. Ed è persino possibile che alcuni tourettici, come il caso descritto da Sachs nell’Uomo che scambiò sua moglie per un cappello, decidano addirittura di sospendere i farmaci in certe situazioni, per evitare di tornare alla propria condizione di normalità che impedisce loro di vivere gli stati di superpositività sopra accennati. Ma il caso più assurdo descritto da Sachs, è quello della vecchia super-tourettica che vagava per il marciapiede imitando tutte le movenze delle persone che incontrava, una dopo l’altra. Raggiunto l’angolo della strada e voltato in un vicolo, ecco che accade l’imprevisto: quelle decine di imitazioni riemergono tutte di un colpo in una grottesca e frenetica sequenza che vede la vecchia diventare in pochi istanti tutti i passanti incontrati in quella strada.

Da oggi in poi state attenti a quando camminate per la città: potreste sicuramente notare, come dice anche Sachs, una quantità di tourettici cui mai avevate fatto caso prima.

Scuola di psicopolizia

Pubblicato su Leviatano, Libertarismo, Snow Crash con i tag, , , il Luglio 17, 2008 da j1nz0

Sarà che il nostro presidente del consiglio è un caso unico al mondo, ma a sentire il garante della privacy ieri al tg, sembra che l’anomalia tutta italiana sia costituita in verità dalla scandalosa gestione delle intercettazioni effettuata dalla magistratura nostrana. E d’altronde lo avevamo intuito quando avevamo sentito un magistrato alzare le spalle in maniera sprezzante di fronte alla pubblicazione degli SMS tra Ricucci e la Falchi, tanto per una che si leva le mutande in tv che cosa mai saranno un po’ di messaggetti… Fatto sta che a molti le restrizioni sulle intercettazioni non vanno realmente giù. Si grida al diritto di tenere sotto scacco la casta, incuranti del fatto che in mezzo viene trascinato chi con essa non c’azzecca una mazza; un po’ come se per colpire il politico balordo venissero immolati pure i suoi elettori. Questo è il Paese di Di Pietro dunque, il paese dei forcaioli che in nome di un indefinibile concetto di giustizia vogliono estendere l’occhio del Grande Fratello su tutti i cittadini, il Paese di chi sbatte in cella di isolamento la gente senza aver accertato alcuna responsabilità, di chi arruffa il popolo in nome della cosiddetta legalità. Spiace sentire che anche alcuni libertari si battano contro una regolamentazione ferrea delle intercettazioni, ma nel caso di Leo Facco credo tutto ciò derivi da i risvolti emotivi di una semplice esperienza di censura personale, più che da una logica razionale. D’altronde, se non ricordo male, è proprio Rothbard che nel Manifesto Libertario propone l’idea della responsabilità giudiziaria per chi muove intercettazioni, nel senso che se un giudice decide di intercettare qualcuno deve assumersi il rischio di quella che si configura di fatto come una violazione di privacy, cioè della persona altrui. Se l’esito dell’intercettazione è nullo, non c’è alcuna giustificazione che può spiegare il motivo dell’intercettazione, non c’è alcun coinvolgimento del soggetto in quello che si vuole dimostrare, ecc… mi sembra chiaro che il giudice o chi per lui debba risarcire in qualche modo la vittima del “buco nell’acqua”. Figuriamoci poi se andiamo a scomodare la pubblicazione illegale delle intercettazioni. Questo semplicemente per dire che in una società libertaria, prima di compiere una intercettazione, una azienda di difesa prenderebbe molto bene le misure, per evitare di essere costretta a risarcire continuamente la gente, il che è un po’ diverso dalla linea delle intercettazioni per tentativi che il partito dei magistrati porta avanti in questo regime democratico. Un regime in cui qualcuno ha il coraggio di manifestare allo scopo di rivendicare il diritto ad essere intercettato, a mettersi lo stato dentro casa, persino nel telefono… pur di dimostrare la propria integerrima onestà. Chissà, magari questi probiviri verranno un giorno accontentati e otterranno di farsi ispezionare gli orifizi, come descritto in Snow Crash. Ma di certo non dovranno preoccuparsi del lattice statale: loro sono onesti, di certo non nascondono niente.

Biomega

Pubblicato su Manga, Snow Crash, Transumanesimo con i tag, , il Luglio 9, 2008 da j1nz0

Un mondo estremamente oscuro, ritratto con uno stile claustrofobico e a tratti misantropico, una tecnologia disumana e mostruosa, quasi un cyber-incubo che avvolge quel che resta dell’umanità… Non brillerà per originalità la trama di Biomega, nuova fatica di Tsutomu Nihei, già noto al grande pubblico per la sua opera Blame!, ma la veste grafica terribilmente dark lo rende a mio parere irrinunciabile, specialmente in un universo manga che sta lentamente scivolando in una implosione stilistica, presentando opere realmente piatte ed insulse come Black Lagoon… In Biomega, Nihei descrive un mondo in cui un virus, l’NSSV, ha trasformato gli esseri umani in droni, abominevoli creature mutanti completamente prive di coscienza. Dietro questo retroscena, si pone la lotta tra due enormi colossi: la DRV e le Industrie Pesanti dell’Estremo Oriente, le quali si battono per decidere il destino del mondo una volta ancora, chi per trasformare e riprogrammare una nuova umanità su misura, chi per mantenere il concetto di essere umano come noi lo conosciamo. Ancora una volta, pare che il genere cyberpunk abbia fatto uso di scenari anarcocapitalisti di steaphensoniana memoria. Ce la faranno gli uomini sintetici delle Industrie Pesanti a mettere i bastoni tra le ruote ai nazistoidi della DRV?

Il signore delle mosche

Pubblicato su Leviatano, Parassitocrazia, papisti con i tag, , il Luglio 7, 2008 da j1nz0

Mi aveva incastrato tra il finestrino dell’autobus ed il sedile: non avevo via di scampo. Ricordo ancora l’orribile fetore che emanava quell’individuo, un metifico rom con la carne impregnata di un misto di urina, grasso e formaggio. Un’ora di viaggio con le budella triturate ed una necessità impellente di vomitare con la mente rivolta al concetto di abituazione recettoriale, ma soprattutto a quelle fottute docce pagate con i soldi pubblici, con i nostri soldi, per intendersi. Quelle docce che i miei occhi hanno visto ridotte ad ammassi di rottami nel giro di pochi giorni. Ormai riconosco le loro facce. Li riconosco quando insultano gli altri extra-comunitari integrati che si rifiutano di fare loro l’elemosina. Li riconosco quando si fanno fotografare sorridenti di fronte a cartelli su cui scrivono delle loro tragedie. Li riconosco quando imbracciano le stampelle e salgono in macchina. Li riconosco quando gettano i pacchetti di sigherette vuoti che comprano con la vostra carità dentro il mio giardino. E a sentir la gente intorno sono tutti d’accordo e convinti sostenitori delle mie tesi: pugno di ferro contro chi non ha alcun interesse per l’integrazione, contro chi vuole campare ponendosi volontariamente ai margini della società. Rimozione dei sussidi, eliminazione delle proprietà pubbliche occupabili e sorveglianza alle frontiere, schedatura dei gruppi etnici non integrabili, impronte digitali. Tutti d’accordo. Ma poi ecco che giunge la fatwa clericale, e la destra con fare pronograde bela indietro, ora proponendo le impronte per tutti, ora definendo il provvedimento una pericolosa cretinata , ma pur sempre stando con le chiappe comodamente accoccolate negli States. La sinistra trova l’alibi per non perdere la faccia di fronte ai suoi elettori inferociti e si riscopre di colpo atea devota. E dunque, curiosamente, rimango solo io, con la vanga in mano, a spalare merda dal mio giardino. Io, unica vittima di razzismo.

I Facci vostri

Pubblicato su Parassitocrazia con i tag, , il Luglio 6, 2008 da j1nz0

Avete mai visto cosa succede in un gruppo sociale di primati non umani quando la femmina dominante è in estro? Ebbene, lasciatevelo dire, accade realmente il finimondo. Sceneggiate napoletane, aggressioni ingiustificate, comportamenti nevrotici, urla, ferite, baruffe di ogni sorta: gli ormoni fanno uscire di testa le scimmie. Ma fanno lo stesso anche con gli umani ed il Sex Gate all’italiana ne è la prova più schiacciante. E’ la prova di come il semplice parlare di sesso, lo scomodare la sessualità, il pudore, la morale sessuale, ecc… riesca realmente a far salire il tasso di isterismo collettivo alle stelle. A partire da una voce di corridoio, cioè dal nulla, ecco che la gente si azzuffa, dividendosi in due curve di ultras, quella dei neodifensori della pubblica morale e quella dei beatificatori della Carfagna. E la rissa si condensa su un elemento di fondamentale importanza per la vita del nostro Paese: dimostrare l’esistenza di un fantomatico pompino. E c’è gente che si straccia le vesti tirando in ballo Clinton e la Lewinski, gente che ribadisce come Mara sia brava e tutto il mondo invidioso: ormai è una sorta di guerra tra pulci, nel disperato tentativo di redimersi nella propria parassitaria forma di servi che non sbocchinano Berlusconi (courtesy of Corto Maltese) o di ipocriti moralisti divorziati e lascivi, ma pur sempre cristianamente umani. E in tutto questo qualcuno ha persino il cattivo gusto di fare il serio e parlare di politica reale, lodando le azioni della buona Mara, della onesta Maria Rosaria, come il provvedimento anti-stalking o quello contro la violenza sulle donne, che paragonati alle numerose porcherie assistenzialiste che ci ha rifilato, realmente fanno venir voglia di parlare di pompini.

Wanted - Scegli il tuo destino

Pubblicato su Cinema con i tag, , il Luglio 5, 2008 da j1nz0

Ci sono vari modi per dire che Wanted è un film brutto. Ad esempio potreste farlo qualora decidiate di indossare i panni del cosiddetto anticonformista modaiolo, quello, per capirsi, che si alza dopo Lord of the Rings dicendo “che cazzata”. Oppure potreste giudicarlo negativamente qualora abbiate avuto un’infanzia infelice o travagliata, trascorsa tra i libri del piccolo Lord e le canzoni di Baglioni, mentre noi alla faccia vostra già pogavamo con i Maiden e ci sbafavamo i fumetti più coatti. O ancora potreste farlo qualora facciate parte di quella schiera di femminucce che vedono solo i film impegnati, cioè quelli di Muccino (a loro dire) e che commentano solitamente il genere di film di cui fa parte Wanted con l’immancabile epiteto “è il solito film americano”.

Diciamo le cose come stanno: Wanted è un film coatto. E’ un film cafone. E’ un film che fa fomentare la gente e la fa esultare, sghignazzare e commentare ampiamente e ad alta voce lungo tutta la durata della pellicola. E’ un film che ti lascia con il sorriso, nonchè la voglia di tornare a casa facendo impennate con la moto e derapate con la macchina, sperando voi non abbiate una 357 nel cofano della vostra auto (in tal caso è sconsigliata la visione di questo film). Una Angelina statuaria e velenosa, un McAvoy truzzo al punto giusto. Una colonna sonora da urlo. Niente di scontato. O forse quello scontato che in fondo tutti noi patetici individui desideriamo follemente.

Neuropolitica fallimentare

Pubblicato su Libertarismo, Neuroscienze, Politica con i tag il Luglio 2, 2008 da j1nz0

Se si può dire una cosa su Barack Obama è che in questa campagna elettorale il senatore nero dell’Illinois sta attirando su di sè una enorme quantità di polemiche, le quali certamente non giovano alla sua causa. Prendiamo una su tutte: la celebre storia della sua presunta fede criptica nella religione mussulmana. Ebbene, direte voi, qualunque candidato alla Casa Bianca è stato attaccato dai suoi rivali mediante accuse ed insinuazioni di questo genere, tuttavia sembra che Obama non riesca proprio ad ingoiare i rospi in questione, tant’è che nelle ultime settimane il suo comitato elettorale ha aperto un sito chiamato Fight the Smears, in cui sono esposte tutte le più note accuse che vengono rivolte al candidato presidenziale democratico, con associata la spiegazione di quella che sarebbe invece la verità.

A prescindere dai contenuti, è interessante andare ad analizzare dal punto di vista neuroeconomico se una strategia comparativa basata sulla comparazione tra il vero ed il falso sia di fatto utile alla causa di un candidato. Dall’analisi che viene effettuata su Neuromarketing, pare proprio che iniziative come Fight the Smears producano alla fine effetti negativi sugli elettori: alcune ricerche infatti mostrano come l’approccio pubblicitario basato sulla negazione del falso insospettisca comunque il pubblico, ponendolo su posizioni di scetticismo o almeno di riflessione e aprendo così a possibili interpretazioni che non sono negate all’interno dello slogan esposto. Tra le altre cose, secondo alcune teorie, sembrerebbe che il cervello umano acquisisca informazioni politiche sulla base di schemi precostituiti che si basano sulle proprie convinzioni e posizioni, il che significa in poche parole che filtriamo tutto ciò che non si accorda con esse ed accettiamo al contrario ogni nozione congruente. Ergo, porre sia il vero che il falso, farebbe emergere il lato negativo della faccenda proprio nelle menti di quegli elettori che si cerca di attirare, cioè quegli indecisi non allineati con le politiche del candidato in questione (Obama, dunque).

Questo discorso, inoltre, dovrebbe invitare noi libertari ad assumere una forma diversa nelle strategie comunicative: invece di distruggere le teorie socialiste, come siamo soliti fare, proponendo una sorta di muro contro muro, sarebbe più corretto tentare di muoversi sullo stesso territorio dei nostri avversari, cioè cercando di spiegare come le teorie liberali aiuterebbero di più i poveri rispetto allo statalismo socialista.

Antonio Di Dietro

Pubblicato su Parassitocrazia con i tag, , , il Giugno 30, 2008 da j1nz0

Ieri ho avuto la temerarietà di subirmi la ripugnante trasmissione di Lucia Annunziata, In mezzora, che ospitava ahimè il tragico Antonio Di Pietro, un personaggio il cui crescente successo è indice inequivocabile di come il nostro Paese sia costituito per lo più da una massa di caproni belanti e pescivendoli urlatori. Incurante del fatto che la sinistra è stata schiacciata durante le scorse elezioni proprio a causa di una condotta politica realmente risibile costituita dall’antiberlusconismo programmatico misto al tassa-spendi-inflaziona, con tanto di espulsione della sinistra radicale dal Parlamento, Di Pietro continua a frantumarci i maroni con questa storia di Berlusconi e dei processi cui il premier non vorrebbe sottoporsi, pur avendone in questi anni subiti a decine, senza che ne uscisse mai fuori una minchia di nulla. E finisce che adesso il partito di Di Pietro è quotato al 7%, voti che naturalmente cannibalizza al PD, o meglio a quel branco di elettori veltroniani che proprio non vuole capire la lezione di Tony Blair: “per far vincere la sinistra bisogna farla finita con la sinistra”, cioè, in poche parole, con i suoi stereotipi; il giustizialismo, appunto, è uno di questi. Tra le altre cose, si tratta anche di uno stereotipo odioso, perchè si può comprendere l’avversione nei confronti della Casta, ma quando si usa una casta altrettanto potente, la Magistratura, per demolire selettivamente la parte politica rivale, per generare golpe giudiziari, per punire i rivali, per eliminare i personaggi scomodi, la credibilità scende realmente sotto ai tacchi. Di Pietro è semplicemente l’ennesimo servo del Leviatano, sempre pronto a parlare di libertà dei cittadini e di regime incombente, per poi proporre il Grande Fratello telefonico, le intercettazioni sbandierate in piazza nel pieno disprezzo della privacy, la magistratura come giudice politico, le manette generalizzate. La nostra somma speranza, a questo punto, è che nelle numerose intercettazioni che i giudici indicono contro i propri avversari politici, a scapito delle inchieste sugli assassini, sui criminali, ecc… salti fuori che qualcuno degli indagati, politico o no, si sia trombato la moglie di qualche noto magistrato. Se questo dovesse realmente accadere, Jinzo offre un bicchiere di birra ai lettori di Snow Crash.

Note sui “Cervelli Gay”

Pubblicato su Etica, Neuroscienze con i tag, , , il Giugno 23, 2008 da j1nz0

Su Progetto Galileo Maurizio riporta un articolo in cui sono descritti in termini generali alcuni risultati sull’indagine morfologica e funzionale dei cervelli di persone omosessuali, allo scopo di dimostrare la tesi di Simon LeVay, in base alla quale l’orientamento sessuale di una persona avrebbe un riscontro a livello neuroanatomico e funzionale. Se non ricordo male, nei suoi studi LeVay parlava di una morfologia genere-specifica dei nuclei preottici mediali dell’ipotalamo, aree cerebrali implicate nelle funzioni sessuali, sostenendo che l’inclinazione sessuale di un individuo fosse correlata in qualche modo alle caratteristiche anatomiche di tali regioni cerebrali. In tutti i casi, gli studi di LeVay, sono stati contestati in molti modi: in primo luogo perchè i dati che il ricercatore presentava erano spesso inquinati da errori metodologici non indifferenti, che andavano ad invalidare la sua tesi sui nuclei preottici mediali; in secondo luogo, perchè anche se la sua ipotesi si fosse rivelata corretta, non sarebbe stata realmente possibile compiere inferenze di tipo causale sulla relazione tra neuroanatomia e comportamento. Cioè, per dirla meglio, non si riesce a capire se l’ipotalamo degli omosessuali cambierebbe la sua forma per motivi genetici o per motivi puramente ambientali, il che non permette comunque di rispondere alla famigerata domanda: gay si nasce o si diventa?

In questa ottica, l’articolo pubblicato su PG sembra chiarire le ipotesi lanciate da LeVay, descrivendo i tratti neuroanatomici caratteristici dell’omosessualità, che sarebbero rappresentati da alcune asimmetrie nei cervelli degli omosessuali paragonabili a quelle delle persone etero di sesso opposto. Alla stessa maniera le tecniche di imaging funzionale mostrano un pathway di attivazione delle aree limbiche ancora una volta paragonabile a quello degli individui di sesso opposto etero. Come tuttavia facciano gli autori dell’articolo ad ipotizzare che queste asimmetrie siano determinate morfogeneticamente nella vita intrauterina mi appare oscuro. Di fatto la storia non cambia di una virgola rispetto al passato: nessuno può affermare che le asimmetrie neuroanatomiche messe in luce dalla risonanza magnetica siano il frutto di una serie di “geni gay” o semplicemente dell’educazione ricevuta. Quanto all’fMRI e alla PET la situazione è ancora più indecifrabile. Finchè non si prende un campione numeroso di bambini allevati nello stesso ambiente, si studia il loro cervello con le tecniche di imaging, si lasciano passare decenni e si vanno ad analizzare i loro cervelli consapevoli dell’orientamento sessuale che essi hanno acquisito, compiere ipotesi di causalità direzionale tra anatomia ed ambiente, mi pare difficile. Anche con la procedura da me descritta, avrei varie riserve. In tutti i casi forse ha ragione il buon Rosenzweig: quando si ha a che fare con cose come queste l’ipotesi più semplice da considerare è una concomitanza degli effetti ambientali e di quelli genetici.

Alla fine della fiera, però, ciò che stento a capire è perchè, come sembra, gli omosessuali ci tengano tanto a dimostrare una forma di determinazione genetica della sessualità. Figuriamoci se saltasse fuori il gene gay, in termini neuroetici, cosa realmente potrebbe accadere. Pensateci…

1985

Pubblicato su Leviatano, Libertarismo, Orwell-Burgess, allucinazioni, maledetti con i tag, il Giugno 21, 2008 da j1nz0

E’ realmente bizzarro vedere come i libri di Eric Blair, in arte George Orwell, siano completamente estromessi dal sistema dell’istruzione italiana. Se il sottoscritto, che ha frequentato una scuola privata in cui veniva trattato persino Robert Nozick nei programmi di filosofia, non ne ha mai sentito parlare fino a qualche giorno dopo l’uscita dal suddetto liceo, mi chiedo in una scuola pubblica cosa possa realmente accadere. Ironia della sorte, pare proprio che il Grande Fratello abbia giocato un tiro mancino ad Orwell, elevando il cartellino rosso e confinandolo negli spogliatoi delle librerie italiane. Se poi si pensa che 1985, la novella di Anthony Burgess che fa da seguito all’orwelliano 1984, non è nemmeno tradotta in italiano, allora il bilancio si fa deprimente.

1985 si pone sulla stessa linea del più celebre romanzo di Orwell, pur non essendo collegato ad esso per via diretta. Per usare una analogia si potrebbe dire che 1985 sta a 1984 come “L’altra Casta” sta a “La Casta”: esso descrive infatti una realtà totalmente dominata dai sindacati, i quali costituiscono il Grande Fratello di turno, procedendo alla sindacalizzazione e al dominio dell’intera nazione britannica. Il protagonista, Bev, la cui moglie è morta proprio a causa di uno sciopero generale indotto dai sindacati, viene gettato in questo turbine di follia ed incontra anche lui, come Alex in Arancia Meccanica, il dramma della rieducazione forzata, tanto caro ad Anthony Burgess. Il libro, inoltre, propone anche una critica marcata alla progressiva islamizzazione dell’Inghilterra e al multiculturalismo dilagante che si infiltra come un cancro nella società occidentale mutandone progressivamente le radici. Ora credo si capisca perchè quest’opera è sconosciuta ai più.